La terapia sessuale di Helen Kaplan

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sborrate sessuali

Se per il mondo orientale è sempre stata chiara la connessione esistente fra sessualità e salute, per la cultura occidentale essa non risulta altrettanto evidente. Tuttavia, dopo la rivoluzione sessuale degli anni Settanta, le disfunzioni della sessualità sono divenute oggetto di nuova attenzione.

 

Agli inizi la terapia sessuale si basava su un modello bifasico, che suddivideva i disturbi della sessualità in problemi della sfera dell'eccitamento (impotenza per l'uomo e incapacità di provare eccitazione per la donna) e in problemi riguardanti l'orgasmo (incapacità di raggiungere il piacere per la donna ed eiaculazione precoce o tardiva per l'uomo).

 

I primi risultati furono molto soddisfacenti, ma analizzando i singoli casi si evinse che andava considerato e curato anche il campo del desiderio. Il modello di approccio della terapia sessuale divenne, così, trifasico .

 

I neuroscienziati hanno dimostrato che l'esperienza del desiderio sessuale nei maschi e nelle femmine è il risultato di un'attivazione neuronale a livello cerebrale. Ma l'azione di questi meccanismi biologici non esclude l'importanza, nel determinare il desiderio sessuale, delle dinamiche psicologiche.

 

Anche la terapia, quindi, ha finito con il ritenere fondamentale considerare la persona nell'unità mente-corpo, tanto che il suo obiettivo diventa quello di modificare non solo i comportamenti ma anche i pensieri della coppia disfunzionale.

 

Il modello terapeutico proposto da Helen Kaplan presenta un'affinità con le tecniche sessuali orientali, testimoniando per una similitudine che è rimasta inespressa nel mondo occidentale. Propone, infatti, alcuni 'esercizi' o 'compiti', che si rivelano efficaci nel sollecitare il desiderio e l'eccitazione, assegnati alle coppie per migliorare la relazione sessuale.

 

Possono essere consigliati letture erotiche o la visione di materiale pornografico o le visualizzazioni e l'elaborazione di fantasie erotiche. Suggerisce anche esercizi che rinforzino la muscolatura dell'area perineale-genitale, e altri quali quello dello stop-start per aiutare l'uomo a controllare l'eiaculazione (autostimolandosi e interrompendosi più volte, prima dell'eiaculazione).

 

È contemplata pure la masturbazione reciproca; è previsto l'uso di gadget sessuali, come i vibratori, che possono contribuire a migliorare la conoscenza del proprio corpo e di quello del partner.

 

Nella terapia di Helen Kaplan non si fa riferimento all'energia sessuale che è in grado di riportare in salute l'intero organismo o, addirittura, guarire alcuni organi. Ma leggendo fra le righe è legittimo supporre che si giunga alla stessa conclusione.

 

Forse tutto dipende dalla forma mentis occidentale che difficilmente concepisce una realtà olistica dove le parti concorrono al tutto. Ma una concezione olistica in embrione è presente anche nelle parole di Helen Kaplan, quando scrive:

 

“In ogni opera sulla terapia sessuale si dovrebbe spendere una parola riguardo al suo angusto obiettivo di migliorare il funzionamento sessuale. Non dovremmo sentire il bisogno di scusarci di questo fatto dal momento che il benessere erotico di una persona costituisce un aspetto estremamente importante dell'esperienza umana.

Possiamo ammettere tuttavia che si tratti di un aspetto limitato e che la terapia sessuale dovrebbe prendere cognizione di più vasti orizzonti umani. Giacché concentriamo la nostra attenzione sul sesso, dovremmo essere anche sensibili a quella più vasta matrice psichica della quale la sessualità costituisce una parte necessaria e splendida.”

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